venerdì 21 agosto 2015

La mafia uccide solo d'estate

Purtroppo sono costretta ad ammettere, che la molla che mi ha fatto scattare questa recensione, sono stati i funerali del mafioso Casamonica. Oltre la rabbia, ho provato tantissimi sentimenti di disgusto, in particolare verso gli esseri viscidi che abitano il nostro meraviglioso Paese; perché se è vero che tanti hanno reagito con indignazione a questa notizia, ce ne sono stati altrettanti a cui non ha fatto né caldo né freddo, facendo dell'ignoranza e dell'omertà il loro potente scudo.
Per questo mi trovo qui, forse nessuno leggerà questo post, forse a nessuno importerà il mio parere a riguardo, però è proprio questo il punto, se tutti noi, io in primis, stessimo in silenzio, non potrà cambiare niente. La parola è la chiave. Senza la parola siamo morti.

Ed è proprio questo uno dei temi conduttori del bellissimo film di Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif), "La mafia uccide solo d'estate" (2013): la voce. Una voce sembra che gli abitanti della Palermo degli anni '80 abbiano dimenticato.
La storia viene raccontata attraverso i ricordi d'infanzia del giovane Arturo, che si trova a dover vivere una realtà paradossalmente ambivalente, divisa tra la normale quotidianità e le numerose stragi mafiose di quel periodo. Il piccolo protagonista, a cui dovrebbe essere insegnato cosa sia la criminalità organizzata, dagli insegnanti, dai genitori, si trova invece davanti ad una multiforme omertà che lo condizionerà per gran parte della sua giovinezza.

"Arturo: Ma la mafia ucciderà anche noi?

Padre: Tranquillo, ora siamo d'inverno. 
La mafia uccide solo d'estate"


Sarà solo grazie alla sua umanità, alla preziosa amicizia con un giovane giornalista, e al proprio senso civile che Arturo troverà le risposte giuste a tutte quelle domande che si era posto da piccolo. 

Il film è una commedia drammatica che, grazie ad una forte ironia e ad avvenimenti paradossali, riesce a farci capire perfettamente come la mafia in realtà non coinvolga solo una cerchia ristretta di persone, ma anche chiunque ignori volutamente la sua esistenza e i suoi oscuri fatti. 

Arturo vuole essere un po' il simbolo di tutto quei giornalisti e attivisti siciliani che sono riusciti ad uscire da questo sistema corrotto a favore della verità, verità di cui molti di loro purtroppo sono diventati vittima.
"La mafia uccide solo d'estate" è senza ombra di dubbio un grande film, poiché sa affrontare un tema così ostico e svariatamente trattato, in modo originale e sarcastico; pur mantenendo una forte drammaticità, riesce però a farci scappare diverse risate, cosa che ritengo di grande importanza. 

Se avete amato "Il Testimone" e Pif stesso, non potrete non amare anche questa pellicola, sia per come vengono affrontati gli argomenti, sia per come è stata realizzata (regia, fotografia, musiche, montaggio). Inoltre vi ricordo che si è aggiudicata due David di Donatello e due Nastri d'Argento lo scorso 2014.



“Quando sono diventato padre ho capito due cose
la prima che avrei dovuto difendere mio figlio dalla malvagità del mondo
la seconda che avrei dovuto insegnargli a distinguerla.


Eleonora Giovannini ©




domenica 9 agosto 2015

Un telefilm al giorno | Mozart in the Jungle

Nonostante le vacanze estive mi abbiano tenuta lontana non poco dal mio blog, non è stato così per le serie tv che, come sempre, hanno accompagnato e accompagnano le mie nottate afose e insonni.
Questa volta voglio parlarvi di una vera e propria novità (sotto tutti i punti di vista), scoperta grazie a Sky Atlantic che la sta trasmettendo in questo periodo; credo fermamente che si possa definire LA serie dell'estate, così fresca, divertente e dinamica da essere paragonata ad un Malibu e Cola e che, per inciso, mi sta conquistando sempre di più. 
Sto parlando di "Mozart in the Jungle", serie tv statunitense prodotta da Picrow per Amazon Studios, diretta e scritta da Roman Coppola, Jason Schwartzman, Paul Weitz e Alex Timbers; al momento conta una sola stagione composta da dieci episodi della durata di ventisei minuti ciascuno. 
Il telefilm è ispirato da un libro di memorie dal titolo "Mozart in the Jungle: Sex, Drugs and Classical Music" del celebre oboista Blair Tindall e la sua carriera professionistica a New York.

Quello che conquista subito, è senza dubbio la trama originale, ovvero basata sul mondo della musica classica con tutti i suoi retroscena grotteschi, torbidi ma senza dubbio affascinanti. Una storia del tutto atipica se pensiamo a tutti quei telefilm che sono in voga in questo periodo; eppure, anche se non siete amanti della musica classica o della musica in genere, credetemi che questo piccolo gioiellino del piccolo schermo, saprà appassionarvi come non mai.

"Mozart in the Jungle" racconta le vicende del giovane direttore d'orchestra, Rodrigo (Gael Garcìa Bernal), che viene chiamato a dirigere la New York Orchestra, dopo il ritiro dalle scene del precedente direttore Thomas Penbridge (Malcom McDowell). Tuttavia questo comporterà una vera e propria rivoluzione all'interno dell'orchestra, fino ad allora abituata a un modo di suonare e di vivere la musica bigotto e tradizionalista. Il giovane Rodrigo è una vera e propria mina vagante, pronto a sdoganare regole e leggi ferree del mondo della musica; per lui infatti non si tratta solo di eseguire un pezzo alla perfezione, ma di interiorizzare con anima e corpo la musica stessa e di intenderla piuttosto come una magia.
Alla storia del giovane Rodrigo si affianca anche quella della giovane Hailey (Lola Kirke), oboista promettente che sogna da sempre di suonare nella New York Orchestra, e grazie all'aiuto mosso da Rodrigo tenterà con pazienza e passione, di realizzare il proprio sogno mettendosi continuamente in discussione. 

Personalmente parlando, sto adorando questa serie, perché pur affrontando un tema piuttosto ostico e se vogliamo difficile da trattare, ha dei fantastici momenti comici che ci faranno amare e odiare diversi personaggi, ognuno con una introspezione psicologica profondissima e tutta da scoprire!
Non vedo l'ora che venga trasmessa la seconda stagione, perché sono sicura che verrano esplorate ancora di più le caratteristiche di ogni personaggio, oltre che a dare un seguito avvincente alla storia.

Per il momento, posso solo consigliarvelo calorosamente!


Eleonora Giovannini ©





lunedì 20 luglio 2015

The bling ring, cosa è andato storto?

Inutile girarci tanto intorno, "The bling ring", film del 2013 diretto da Sofia Coppola, è stato un vero e proprio flop, affossato senza pietà dalla critica e dal pubblico.
Dopo tanto tempo sono riuscita a vederlo anche io per la prima volta (ieri) e, a malincuore, devo dire che sono totalmente d'accordo con tutto quello che altri prima di me hanno detto riguardo questa pellicola. Come avrete già sicuramente capito, questo non è un bel film. Sinceramente mi ha delusa abbastanza, perché ho sempre pensato che Sofia Coppola fosse una regista valida (vedi film quali "Marie Antoinette" o "Lost in traslation") e quindi inutile dire che mi sarei aspettata molto, ma mooolto di più.

Credo che l'errore principale che viene fuori da questo film, sia il fatto che è tutto affrontato troppo velocemente. Dalle rapine nelle ville dei vip di Hollywood, al processo finale, alla caratterizzazione psicologica di ciascun personaggio.
La maggior parte delle volte non capiamo perché i protagonisti si comportano in quel determinato modo (tranne il protagonista maschile), sono tutti mancanti di qualcosa, così come non si capisce minimamente il contesto familiare in cui questi ragazzi vivono, o perché conducono uno stile di vita sbandato. Insomma, come avrete capito, non sappiamo cosa spinge il club del "bling ring" ad agire in quel modo; in particolare il personaggio di Rebecca, che dovrebbe essere il "capo" e che soffre palesemente del disturbo della cleptomania, che però non viene minimamente preso in considerazione.
Secondo il mio modesto parere, il tutto non si può giustificare (come invece è stato fatto nel film) con una voglia di emulazione delle celebrità, perché ripeto, anche solo questo aspetto è una sorta di disturbo comportamentale che sarebbe stato interessante indagare, soprattutto perché la storia è stata ispirata da fatti realmente accaduti, e ha coinvolto altre persone oltre Rebecca.

Altro punto a sfavore è stato indubbiamente la mancata maturità degli attori, nessuno escluso, nemmeno Emma Watson che personalmente adoro, ma che sinceramente sta volta ha proprio recitato da cani.
Credo che probabilmente non si sia troppo immedesimata nel proprio personaggio, Nicki, una stronza superficiale che nasconde la sua vera natura dietro buone azioni, ma di cui non sa assolutamente niente. Purtroppo devo ammettere che in questo ruolo mi è proprio calata, non che sia un'attrice di prima categoria, ma vi giuro che qua proprio non si può vedere.

Concludendo, mi dispiace davvero che questo film sia riuscito così male, anche perché secondo me le premesse erano più che buone, e sarebbe stato interessante indagare questo tipo di "mondo adolescenziale" un po' più da vicino.


Eleonora Giovannini ©




domenica 19 luglio 2015

Un telefilm al giorno | I segreti di Twin Peaks

Nato dalle menti geniali di David Lynch e Mark Frost, "Twin Peaks" fu senza dubbio il primo telefilm che cambiò completamente la concezione delle serie televisive; trasmesso dalla ABC dal 1990 al 1991 fu poi cancellato a causa di un calo di ascolti (vi spiegherò successivamente perché, dato che ebbe fin dalla prima puntata, un successo immediato).

Le vicende si svolgono nella fittizia cittadina montana di Twin Peaks, nello Stato di Washington e a confine con il Canada; è qui che, un giorno, viene ritrovato il corpo senza vita della giovane Laura Palmer, figlia dell'avvocato Leeland, il più illustre della città.
Per indagare sulla morte della ragazza, viene chiamato l'agente dell'FBI Dale Cooper, il quale tenterà di svelare il mistero della sua morte. Da questo momento in poi, scopriremo tuttavia che dietro il perbenismo dei cittadini di Twin Peaks, si nascondono persone che custodiscono segreti e lati oscuri; la stessa vittima, Laura Palmer, si rivelerà essere stata tutt'altro che la tipica brava ragazza americana.
Twin Peaks si caratterizza infatti per il tema del doppio, e con doppio non si intende solo la doppia faccia degli abitanti della città, ma anche della trama stessa; essa è infatti da un lato una "normale" serie tv che fa del genere giallo la propria colonna portante, dall'altro però ci è lasciato intendere che c'è ben altro; forze oscure, magia bianca e magia nera, rapimenti alieni sono tutti inseriti in modo coerente all'interno della storia, facendola risultare credibilissima.
E' una serie tv che è quasi impossibile inserire in un genere preciso, proprio per tali motivi; troverete di tutto: dal fantastico, al giallo, al dramma, alla commedia, al sentimentale. Niente viene lasciato al caso e ognuno dei personaggi è caratterizzato da una grandissima introspezione psicologica; anche quello che sembra essere il più insignificante, è tuttavia un importante tassello della storia. Inoltre, essa si pone agli antipodi delle altre serie tv americane che stavano nascendo in quel periodo, come ad esempio "Beautiful", e  proprio negli episodi di "Twin Peaks" infatti, vediamo che molti dei protagonisti sono intenti a guardare di tanto in tanto una commerciale soap opera, giusto perché Lynch non ci risparmia la propria vena sarcastica.

Perché, quindi, se è stata una serie tv così di successo, che è rimasta nel cuore di tutti nonostante siano passati molti anni da quando è stata trasmessa, è stata cancellata?
Ancora una volta siamo di fronte all'ennesimo caso di incompetenza delle case di produzione americane, in questo caso della ABC. Dal momento che erano in gravi crisi finanziarie, vedendo il successo della prima stagione, i grandi capi decisero che andava rivisto lo schema della seconda stagione, decidendo così di fare alzare gli ascolti immediatamente, rivelando nelle prime puntate l'assassino di Laura Palmer, quando in realtà sia Lynch che Frost avrebbero voluto tutto il contrario.
Quello che accadde poi, fu dunque prevedibile: ovviamente gli ascolti fino all'episodio rivelatore furono un grande successo, tuttavia, dal momento che la figura dell'assassino di Laura era il cardine dell'intera serie, una volta svelato, portò ad un grande calo di ascolti, anche perché il resto delle puntate si rivelò meno avvincente del previsto.

Nonostante ciò però, ritengo che "Twin Peaks" sia uno di quei telefilm che andrebbero visti almeno una volta nella vita, soprattutto perché è stato il precursore del telefilm come lo concepiamo oggi. Sicuramente è stato di grande ispirazione per altri due grandi successi, come "Lost" e "X-Files".

Se siete amanti del mistero, rimarrete inoltre stregati dalle tinte horror che questo telefilm ha da offrire, complice senza ombra di dubbio la bellissima colonna sonora firmata da Angelo Badalamenti, di stampo jazz ma terribilmente inquietante.


Eleonora Giovannini ©





martedì 7 luglio 2015

#Personal | I baci più belli del cinema (secondo me)

In occasione della giornata mondiale del bacio, avvenuta ormai lo scorso 6 Luglio, ho comunque deciso di stilare una sorta di classifica dei dieci baci più belli (secondo me) apparsi sul grande schermo.
Ovviamente li ho scelti solo ed esclusivamente in base al mio gusto personale, per cui oltre che essere discutibilissimi, ad alcuni magari non faranno né caldo né freddo.
Se qualcuno si stesse chiedendo se abbia usato un altro criterio di selezione, oltre che seguire la pancia, vi confermo che mi sono basata molto anche su come è stato girato, in che location e in che contesto, insomma, di sicuro i dieci baci che ho scelto non mancano di originalità.
Ma bando alle ciance: iniziamo!

1. Nino e Amélie (Il meraviglioso mondo di Amélie) 

Al primo posto c'è senza ombra di dubbio il bacio più inaspettato della storia. Non è un bacio classico, né alla francese, bensì un delicato gioco di labbra. La nostra Amélie infatti non vuole mancare di stupire nemmeno stavolta, e infatti rimanendo coerente col proprio personaggio, bacia il suo amato Nino prima sull'angolo della bocca, poi sulla fronte ed infine appena dietro il collo.




2. Jack e Rose (Titanic)

Beh, sicuramente questo è il bacio che non poteva mancare, chi non ha almeno una volta fatto finta di trovarsi sulla prua di una nave, insieme ad un affascinante Jack Dawson?
E' senza dubbio IL bacio, quello che non passerà mai di moda e che, inevitabilmente, non smetterà mai di farci sognare. Intramontabile. Immerso in uno scenario mozzafiato, dal sapore quasi epico.




3. Mary Jane e Spiderman (Spider-man)

Anche qua ci troviamo di fronte ad uno dei baci più originali del mondo del cinema, non solo, ma è stato apprezzato talmente tanto, da essere imitato e citato svariate volte in altri film e telefilm, se non addirittura nei libri, scatenando le fantasie di grandi e piccini. 
Un bacio bagnato, sotto una pioggia scrosciante, a testa in giù: un applauso a Mary Jane per la geniale pensata.



4. Lilly e Vagabondo (Lilly e il Vagabondo)

Nonostante si tratti un film d'animazione, il bacio tra Lilly e Vagabondo è senza dubbio uno dei più amati dal pubblico, ed anche questo, come il precedente, è stato citato e riproposto in numerosi contesti. Un bacio inaspettato, incoraggiato non solo un'atmosfera favolistica, ma soprattutto da uno spaghetto che si stava rivelando un po' troppo lungo. 




5. Sylvia e Marcello (La dolce vita)

Federico Fellini non manca di stupirci, e nel suo film del 1960, "La dolce vita", inserisce non solo un bacio che diventerà una colonna portante nella storia del cinema, ma idea una scena che diventerà simbolo del rinascimento cinematografico italiano. Ovviamente sto parlando dell'incontro tra Marcello e la diva del cinema Sylvia, nella fontana di Trevi a Roma; coronato alla fine da un bacio delicato quanto sfuggente tra i due.




6. Sophie e Julien (Amami se hai coraggio)

Il bacio finale tra Julien e Sophie nel film "Amami se hai coraggio" è forse uno dei più passionali di sempre, complice sicuramente il fatto della location in cui sono immersi (letteralmente) i protagonisti, ovvero in una cava appena prossima ad essere riempita col cemento. Un bacio mortale, destinato a diventare eterno.



7. Levante e Caterina (Il Ciclone)

Sì, so già cosa state pensando... "perché stai citando un film di Pieraccioni?!". Procediamo con calma. Premettendo che secondo me, il film in questione è godibile sotto ogni aspetto, trovo che il bacio pensato per i due protagonisti, sia veramente originale. Un lungo bacio in un posto improbabile (una carrozzeria) che sfida lo spettatore a non cadere in un inaspettato imbarazzo. 




8. David e Natalie (Love Actually)

Credo che questo sia uno dei baci più divertenti mai realizzati; il primo ministro inglese e la sua segretaria, si ritrovano a baciarsi durante la recita scolastica del nipotino di lei, dietro le quinte. Sfortunatamente non sanno che, alla fine della recita, quel punto esatto in cui si trovano verrà scoperto, rivelando così al mondo, non solo la loro relazione, ma anche il loro bacio, suscitando inevitabilmente la sorpresa e l'ilarità nei genitori/parenti presenti. 




9. Nick e Jess (New Girl)

Faccio uno strappo alla regola perché il bacio in questione non è di un film, bensì della famosa sitcom "New Girl"; tuttavia credo che questo sia stato il bacio che ogni fangirl come me ha atteso con ansia e trepidazione, è successo quando ormai non ci speravamo più, ed è per questo motivo che ci ha emozionato come non mai. 
Un bacio semplice quanto efficace, pronto a farci venire gli occhi a cuoricino.




10. Lucy e Jude (Across the Universe)

Ed infine ultimo, ma non per importanza, il bacio sott'acqua tra Lucy e Jude in "Across the Universe". Perché l'ho scelto? Semplicemente perché ho apprezzato il modo in cui è stato realizzato, facendolo diventare un'esperienza onirica ed inevitabilmente magica.





Eleonora Giovannini ©

sabato 4 luglio 2015

#Personal | I titoli dei film

Spesso mi soffermo a pensare chi sia il genio, che, sotto l'effetto di qualche strana sostanza, traduce i titoli dall'inglese all'italiano; anzi, forse sarebbe più appropriato dire "inventa titoli di sana pianta senza un minimo di nesso logico con l'originale".
Perché se almeno fossero tradotti letteralmente, senza cambiarne il senso, allora mi starebbe pure bene, ma purtroppo spesso e volentieri assistiamo a delle invenzioni che Dio solo sa da dove se le siano tirate fuori dalla mente.
Facciamo alcuni esempi: "Lost in traslation" diventa "L'amore tradotto", "Walk the line" diventa "Quando l'amore brucia l'anima", "The sound of music" diventa "Tutti insieme appassionatamente"... e vi giuro che questi sono solo pochissimi titoli che sono stati stravolti, potremmo stare qui un giorno intero ad elencarli tutti.
Ma lo so, so cosa state pensando, ne manca uno. Uno che tutti abbiamo maledetto almeno una volta nella vita, noi, incapaci del motivo per cui un simile titolo (peraltro bellissimo) abbia subito un'immonda trasformazione; non mi sono dimenticata di citarlo, anzi, l'ho tenuto per ultimo proprio perché credo che sia la ciliegina sulla torta. Sto parlando infatti di "Eternal Sunshine of the spotless mind" tradotto barbaramente in "Se mi lasci ti cancello".
Sì ragazzi, vi concedo un minuto di silenzio per assimilare (di nuovo) un tale shock. Ancora, a distanza di anni, mi chiedo come ciò sia potuto accadere, come sia stato permesso che, un titolo tratto da un verso del poema "Eloisa ed Abelardo" di Alexander Pope, sia diventato un titolo irrispettoso e superficiale.

Il verso "the eternal sunshine of the spotless mind", non solo viene citato nel film stesso, ma racchiude tutto il significato della pellicola.
Perché se è vero da una parte che Clementine, dopo la rottura con Joel, va a farsi rimuovere i ricordi di quest'ultimo (e quindi "se mi lasci ti cancello" è riferito a questo particolare fatto della trama), è anche vero che limitiamo fortemente il messaggio che tutto il film vuole dare allo spettatore.
La traduzione letterale del titolo inglese sarebbe "l'infinito splendore della mente immacolata" e a parer mio questo vuole essere un chiaro riferimento alla ricerca continua di Joel all'interno della sua mente, che, seppur priva di ricordi che lo legano a Clementine, tenta disperatamente di recuperare. La memoria è infatti influenzata da elementi affettivi, che fanno sì che si attivi un processo mentale che aiutano il protagonista a ricostruire i ricordi, perché belli o brutti che siano, l'hanno fatto diventare la persona che è.
Il film infatti non è una semplice commedia sentimentale come ci parrebbe di credere, ma anzi è una vera e propria riflessione sull'uomo e sui rapporti umani, affrontata con una sceneggiatura originale e dei giochi di montaggio che ci svelano tutte le sfaccettature della storia, come delle scatole cinesi.

Pensandoci a lungo, credo che la scelta italiana di voler cambiare così bruscamente il titolo, sia stata dovuta ad un semplice motivo di marketing; infatti essendo il protagonista interpretato da Jim Carrey, solito recitare in commedie leggere, ha fatto in modo di attirare l'attenzione verso un'ampia fetta di pubblico non abituato però ad assistere a film di spessore. Tuttavia questa scelta si è rivelata  anche un'arma a doppio taglio, perché se da un lato (all'uscita immediata del film) gli spettatori erano tanti, allo stesso tempo chi è solito guardare film di genere, non si è incuriosito minimamente al film, perdendo così un piccolo capolavoro.

Insomma, tutto questo deve finire.


Eleonora Giovannini ©




martedì 23 giugno 2015

#Personal | Sul set di Ron Howard

Fu Elisa, la mia migliore amica, ad avvertirmi che a Firenze (la nostra città) avrebbero fatto i casting per le comparse di un film americano; ancora nessuno sapeva esattamente quale fosse, anche se le più attendibili voci di corridoio rimandavano ad "Inferno", film tratto dall'ultimo capitolo della trilogia di Dan Brown, diretto da Ron Howard.
Il giorno dei casting me lo ricorderò per tutta la vita, faceva veramente caldo per essere Aprile, e la mia amica ed io avevamo il viso stravolto dall'afa fiorentina. Le persone in coda per tentare di accaparrarsi quella piccola parte, erano dei più svariati generi: anziani, uomini, donne, ragazzi e ragazze. Chi truccato e rivestito come se stesse in corsa per il ruolo da protagonista, chi invece (come me) coi vestiti indossati per andare all'università il giorno prima.
Compilammo un modulo, e ricordo l'ansia nell'inserire i dati giusti, e poi "ma cosa vuol dire capacità?!" e quel dannato codice IBAN che non ricopiavamo mai correttamente. Abbiamo fatto una fila nemmeno tanto lunga e siamo arrivate davanti ad un lungo tavolo, un po' come quello che ti ritrovi all'orale della maturità; ci hanno scattato due foto (singolarmente), solo due foto, ed il casting era concluso. Come in ogni occasione del genere che si rispetti, ci dissero il consueto "la richiameremo noi".
Ammetto che non mi sarei mai aspettata per nessun motivo al mondo che mi avrebbero richiamato, c'era davvero tantissima gente, figuriamoci se mi avrebbero scelta. Quindi non stetti nemmeno a pensare al casting più di tanto, volli parteciparvi solo per gioco, perché ho sempre amato e sognato di prendere parte ad un film professionale (anche per guadagnare quei cento euro al giorno come da contratto), ma non era il primo dei miei pensieri in quel periodo.
Eppure la telefonata arrivò. Inaspettata, quanto graditissima.
Alcuni dei miei amici/conoscenti erano già stati chiamati per fare da comparsa alcuni giorni prima, quindi posso ben dire che avevo davvero perso le speranze e mi ero abituata all'idea di non essere stata scelta. Eppure il cellulare squillò, ed io ringrazierò sempre me stessa per non essere così schizzinosa dal non rispondere ai numeri che non conosco. Mi dissero che ero stata selezionata per fare la comparsa, e che avrei dovuto presentarmi alle cinque del mattino nel luogo stabilito per le riprese; "sei disponibile?". Come avrei potuto dire di no?

Era il 7 Maggio quando mi svegliai (si fa per dire, dato che dormii solo un'ora) per recarmi sul set. Mia mamma mi accompagnò a Firenze nel cuore della notte, ed io, vestita per le riprese, camminavo emozionata per le buie vie della mia città.
Vi giuro che Firenze di notte è uno spettacolo mai visto, soprattutto in quelle ore, quasi all'alba. I tacchetti delle ballerine (che già mi stavano distruggendo i piedi) risuonavano veloci sulle strade lastricate seguendo il mio passo svelto. Ricordo che scansai un gruppo di tre ubriachi all'angolo di un vicolo, in preda al panico. Nonostante ciò, ero comunque colma di gioia ed eccitazione.
Fu mentre stavo raggiungendo il posto stabilito dallo staff per le comparse, che conobbi Simone; anche lui era stato selezionato totalmente a caso. Abbiamo iniziato a parlare ed è stato bello, perché non avrei mai pensato di poter trovare qualcuno con cui, questo semplice gesto, fosse talmente facile a primo impatto.
Una volta arrivati ci hanno chiamati, fatto firmare il contratto e il costumista (americano) studiava i nostri outfit. Eravamo in un vecchio cinema di Firenze ormai chiuso, e la sala che avevano occupato, era totalmente piena zeppa di vestiti. L'emozione cresceva a dismisura. Una volta finiti tutti i processi "burocratici" mi hanno spedita al "trucco e parrucco". Tre specchi giganti con tre makeup artists e un parrucchiere completamente a mia disposizione; sono stati gentilissimi e mi hanno fatto davvero sentire una star. Coccolata e viziata come non mai. In quel momento ho seriamente pensato a quanto sarebbe bello che ciò accadesse tutte le mattine, ma sorvoliamo.
Una volta finito ci hanno prima portati a fare colazione, e poi ci siamo diretti con l'aiuto regia sul set vero e proprio, in questo caso Ponte Vecchio. Erano solo le cinque del mattino, quindi era davvero freddo, specie perché eravamo vicini al fiume; siccome dovevamo essere vestiti in tenuta estiva, potete immaginare la mia sofferenza in quel momento. Ogni volta che arrivava una folata di vento freddo, ricordavo a me stessa che, se non altro, le basse temperature rassodano.

E' lì che, dopo Simone, ho conosciuto una ragazza di Napoli simpaticissima, Ilaria. Abbiamo cominciato a parlare del più e del meno tra una ripresa e l'altra ed è stato davvero bello, è incredibile (anche se per poco) imbatterti in persone che, in un modo o nell'altro, riescono ad arricchire la tua vita con pochissimo. Credo che il bello dei ricordi, delle persone di passaggio, risieda anche in questo. Niente è un caso, niente.
Chiusa questa parentesi pseudo filosofica, continuo il mio racconto. Purtroppo per ragioni vincolanti il contratto non posso dirvi che scena in particolare abbiamo girato (per la bellezza di dodici ore!), vi dico solo che era una scena d'azione bella tosta e che è stata una vera figata trovarmici in mezzo.
Ma l'emozione è cresciuta ancora di più quando Tom Hanks è venuto sul set a salutarci. Credo di essermi impietrita con un sorriso da ebete in faccia, perché me lo sono ritrovata accanto sul marciapiede tutto cordiale... chissà cosa avrà pensato! Quelle dodici ore sono trascorse davvero lentamente, e per una volta mi sono davvero goduta quel momento; da cinefila quale sono è stato troppo bello vedere cosa c'è dietro la produzione di un film, come viene girato, studiato, come vengono pensate le singole scene, come si devono muovere le persone. I carrelli con la telecamera, le Jeep velocissime con la camera montata sù per riprendere tutto, il regista e i tecnici che ridevano come pazzi mentre lavoravano. Insomma, credo che poche volte abbia provato una simile euforia.

Lo so, starei qui a parlare per ore e raccontarvi tutto, ma mi fermo qua, alla fine credo di avervi raccontato ciò che più meritava essere raccontato. Posso solo dirvi che auguro a tutti di poter vivere almeno una volta quello che ho vissuto io, e che adesso (forse per la prima volta) ho davvero capito quanta fatica ci sia dietro la realizzazione di un film e quanto orgoglio e soddisfazione ci sia nel vincere un Oscar.
Prendete questo post come un semplice sfogo di egocentrismo e della mia voglia, stasera, di tuffarmi nei bei ricordi. Certe cose capitano davvero rarissime volte nella vita.

Eleonora Giovannini ©