Torno dopo mesi e mesi a scrivere sul mio amatissimo blog.
Non stupitevi, quindi, se nel frattempo ho perso la capacità di scrittura... spero possiate perdonarmi in caso (e qui mi rivolgo ai miei tre lettori assidui capitati per sbaglio su questa piattaforma).
In breve, sono stata così tanto assente per diversi motivi, il primo è stato l'inizio del nuovo semestre universitario; credetemi che tornare a casa tutti i giorni alle otto, ti fa passare perfino la voglia di leggere le etichette dei detersivi quando sei al bagno; il secondo motivo è stato l'arrivo di un fidanzato fantastico che ha pensato bene di stravolgere la mia routine dedicandomi amore, tempo e cibo. Quindi capitemi se, in questi mesi intensi, ho avuto la testa completamente altrove che nemmeno il Dottor Manhattan (non che di solito non ce l'abbia, quindi pensate un po' voi...).
Tuttavia, ciò non ha di certo spento la mia passione per la scrittura e per il cinema, quindi, appena arrivate le vacanze natalizie, ho pensato bene di tornare su questi schermi.
Il film di cui voglio parlare oggi, è l'ultimo film d'animazione targato Pixar, uscito nelle sale il mese scorso: Il Viaggio di Arlo.
Ammetto di essere andata al cinema con non poche apprensioni (e col mio ragazzo ahah), dal momento che solo due mesi prima, la Pixar ci aveva già regalato un altro prezioso gioiellino (Inside Out), per non parlare di tutti i commenti poco convinti di chi era già andato a vederlo. Ma come avrei potuto non correre al cinema?! Il trailer mi aveva stregato e poi, da amante dei dinosauri quale sono, ero troppo entusiasta all'idea di un film d'animazione con loro come protagonisti!
Inizio subito dicendo che questa pellicola non ha deluso assolutamente le mie aspettative, anzi, mi sono stupita che gli autori fossero riusciti a ideare un altro piccolo capolavoro in così poco tempo. Non è mia intenzione paragonare "Il Viaggio di Arlo" ad "Inside Out", perché sono due film e due storie completamente diverse, quindi evito subito di fare confronti dovendo essere costretta per forza a decidere quale dei due sia migliore o peggiore.
"Il Viaggio di Arlo" ha una trama molto semplice, si vede che il target mira ad un pubblico molto più giovane rispetto ad "Inside Out", tuttavia non manca (come al solito) di essere pregno di grande profondità e carica emozionale. La storia è incentrata sulla voglia del protagonista (Arlo) di riscattare la propria condizione di mediocrità e di codardia che l'ha sempre caratterizzato fin dalla nascita; Arlo ha avuto persino paura di uscire dall'uovo in cui si trovava, a differenza degli altri sui fratelli che hanno sempre dimostrato di saper affrontare il mondo senza alcun timore. È per questo motivo che spesso il piccolo dinosauro viene preso in giro, dato che ha persino paura di affrontare un gruppo di galline (come dargli torto?!); sarà solo dopo un tragico episodio e la conoscenza, divenuta poi amicizia, con un bambino nemico/amico, che Arlo imparerà ad affrontare il mondo esterno dal quale si era sempre voluto proteggere. Un viaggio, come il titolo ci richiama alla mente, caratterizzato da una crescita interiore, non solo per il superamento delle fobie del protagonista, ma una crescita intesa anche come apertura verso il mondo stesso, come ci dimostra l'amicizia tra lui e Spot, apparentemente diversissimi, ma uguali allo stesso tempo. Segnati entrambi da un dolore incolmabile come la perdita dei genitori. Interessante notare come tra i due ci sia un dialogo non fondato sulla comprensione reciproca del linguaggio, ma caratterizzato da una comunicazione prettamente gestuale o indiretta. Una scelta stilistica che ho apprezzato tantissimo (mi ha richiamato alla mente "Tarzan", film Disney focalizzato interamente sul concetto di diversità e su un dialogo quasi inesistente ma comprensibile al tempo stesso).
Il film è apprezzabile anche per la bellissima grafica computerizzata che come sempre la Pixar sa regalarci; in questo particolare caso vorrei soffermarmi sul modo meraviglioso che hanno trovato per realizzare l'acqua, tanto da sembrare vera (ma già sapevamo di quello che erano stati capaci di fare in "Alla ricerca di Nemo").
Bellissime naturalmente anche le ambientazioni!
Se devo essere sincera, non ho trovato particolari carenze del film, come molti invece hanno sostenuto, dicendo che fosse un'accozzaglia di altri film d'animazione Disney. L'ho apprezzato per la sua semplicità ricca però di potente carica emotiva, una pellicola capace di farti commuovere ma allo stesso tempo strapparti un sorriso, ed è quello che ogni cartone animato ha lo scopo di essere. Quindi, prima di giudicare basandovi solo sulle recensioni di famosi giornalisti o YouTuber (ormai ci si son messi anche loro), abbiate la possibilità di vederlo per decidere voi stessi da che parte stare.
Voto: 8
Eleonora Giovannini ©
giovedì 17 dicembre 2015
martedì 6 ottobre 2015
Un telefilm al giorno | Chuck
Doveva arrivare questo momento prima o poi, doveva arrivare il momento in cui vi avrei parlato del mio telefilm preferito in assoluto: Chuck.
So cosa state pensando, di certo non è uno di quei telefilm eccezionali, dalla regia incredibile e condito da scene mozzafiato, eppure, sempre per rimanere coerente con me stessa, ha un posto di riguardo nel mio cuore. Non c'è Breaking Bad, Twin Peaks o Doctor Who che tengano, nonostante queste serie tv citate rientrino tra quelle che più preferisco, Chuck la fa da padrone.
Ma andiamo per gradi.
Serie televisiva statunitense prodotta dalla NBC, trasmessa dal 2007 al 2012, nata dalle menti di Josh Schwartz e Chris Fedak, narra le avventure di un giovane ragazzo nerd, Chuck, timido e impacciato, che dopo aver ricevuto una mail dal suo migliore amico (agente della CIA sotto copertura) scarica inconsciamente nel suo cervello, un supercomputer neurale contenente tutti i segreti governativi della CIA e dell'NSA.
Non appena le agenzie di spionaggio americane, vengono a conoscenza di questo episodio, per proteggere i segreti nazionali che sono ormai parte integrante della mente del ragazzo, Chuck verrà coperto da due agenti di spicco di entrambe le agenzie, rispettivamente Sarah Walker per la CIA e John Casey per l'NSA.
Inutile dire che da questo momento in poi, per il giovane Chuck e gli altri due agenti, seguiranno una serie di avventure incredibili al limite del comico e dell'assurdo, senza però mancare di momenti colmi di grande partecipazione emotiva e riflessione. I tre protagonisti, vedremo poi col tempo, arriveranno ad instaurare un legame decisamente inaspettato, quanto bellissimo.
Ma se Chuck, Sarah e Casey sono il trio d'oro di questo telefilm, non sono da meno neppure gli altri personaggi secondari, come il migliore amico di Chuck, Morgan, Jeff e Lester, Big Mike, Capitan Fenomeno e chi più ne ha più ne metta. Se i primi sono coinvolti in missioni speciali per la salvaguardia del mondo, anche questi ultimi sono i primi a battersi per le loro piccole e grande "lotte" quotidiane. Ed è proprio questa una delle trovate che più ho apprezzato di questo telefilm, ovvero che vengano messe sullo stesso piano, delle vicende che sembrano totalmente agli antipodi, ma dai quali in realtà è possibile imparare la medesima lezione.
In questo telefilm troverete di tutto: dalla commedia, all'azione, al romanticismo... nulla è stato risparmiato! Non stupitevi se passerete dal ridere fino alle lacrime, a piangere lacrime di vera sofferenza.
Altro encomio va senza ombra di dubbio alla colonna sonora, composta da canzoni e brani bellissimi, che vanno dall'hindie rock/folk al pop commerciale (per i meno sofisticati), pur incastrandosi perfettamente con la trama di un singolo episodio o di una singola scena.
La serie completa prevede cinque stagioni di ventitré episodi circa, della durata di quaranta minuti. Sebbene abbia avuto molto successo, la NBC nel 2012 decise comunque di cancellarla, dando un finale che tutti i fan hanno trovato decisamente troppo... aperto! Alla fine dell'ultima puntata ti viene spontaneo chiedere: "PERCHE'?!" oppure "E ADESSO? VOGLIO SAPEREEE".
Amici cari e fan non demordete, più volte è stato detto da alcuni attori del cast, ma soprattutto dal grande attore protagonista Zachary Levi che è in cantiere un film che dovrà dare una degna conclusione a tutta la serie, così tanto amata dal pubblico (un po' come è successo qualche anno fa con il film di Veronica Mars, anch'esso sprovvisto di un finale degno).
Concludendo, volevo soltanto dire che per me Chuck significa amore, significa famiglia, significa mai smettere di lottare per qualcosa in cui credi, significa riporre la fiducia negli altri e non aver paura di aprire il proprio cuore e lasciarci entrare dentro qualcuno.
Mi ha insegnato che va bene essere appassionati a qualcosa, anche se si tratta di un telefilm, ad amare una serie così tanto da essere coinvolta totalmente nelle storie di ogni personaggio.
Quindi, con questo piccolo post, volevo a mio modo ringraziare tutte le grandissime persone che hanno creato e che hanno preso parte a questo telefilm, rendendo la mia vita forse un po' più magica.
Eleonora Giovannini ©
So cosa state pensando, di certo non è uno di quei telefilm eccezionali, dalla regia incredibile e condito da scene mozzafiato, eppure, sempre per rimanere coerente con me stessa, ha un posto di riguardo nel mio cuore. Non c'è Breaking Bad, Twin Peaks o Doctor Who che tengano, nonostante queste serie tv citate rientrino tra quelle che più preferisco, Chuck la fa da padrone.
Ma andiamo per gradi.
Serie televisiva statunitense prodotta dalla NBC, trasmessa dal 2007 al 2012, nata dalle menti di Josh Schwartz e Chris Fedak, narra le avventure di un giovane ragazzo nerd, Chuck, timido e impacciato, che dopo aver ricevuto una mail dal suo migliore amico (agente della CIA sotto copertura) scarica inconsciamente nel suo cervello, un supercomputer neurale contenente tutti i segreti governativi della CIA e dell'NSA.
Non appena le agenzie di spionaggio americane, vengono a conoscenza di questo episodio, per proteggere i segreti nazionali che sono ormai parte integrante della mente del ragazzo, Chuck verrà coperto da due agenti di spicco di entrambe le agenzie, rispettivamente Sarah Walker per la CIA e John Casey per l'NSA.
Inutile dire che da questo momento in poi, per il giovane Chuck e gli altri due agenti, seguiranno una serie di avventure incredibili al limite del comico e dell'assurdo, senza però mancare di momenti colmi di grande partecipazione emotiva e riflessione. I tre protagonisti, vedremo poi col tempo, arriveranno ad instaurare un legame decisamente inaspettato, quanto bellissimo.
Ma se Chuck, Sarah e Casey sono il trio d'oro di questo telefilm, non sono da meno neppure gli altri personaggi secondari, come il migliore amico di Chuck, Morgan, Jeff e Lester, Big Mike, Capitan Fenomeno e chi più ne ha più ne metta. Se i primi sono coinvolti in missioni speciali per la salvaguardia del mondo, anche questi ultimi sono i primi a battersi per le loro piccole e grande "lotte" quotidiane. Ed è proprio questa una delle trovate che più ho apprezzato di questo telefilm, ovvero che vengano messe sullo stesso piano, delle vicende che sembrano totalmente agli antipodi, ma dai quali in realtà è possibile imparare la medesima lezione.
In questo telefilm troverete di tutto: dalla commedia, all'azione, al romanticismo... nulla è stato risparmiato! Non stupitevi se passerete dal ridere fino alle lacrime, a piangere lacrime di vera sofferenza.
Altro encomio va senza ombra di dubbio alla colonna sonora, composta da canzoni e brani bellissimi, che vanno dall'hindie rock/folk al pop commerciale (per i meno sofisticati), pur incastrandosi perfettamente con la trama di un singolo episodio o di una singola scena.
La serie completa prevede cinque stagioni di ventitré episodi circa, della durata di quaranta minuti. Sebbene abbia avuto molto successo, la NBC nel 2012 decise comunque di cancellarla, dando un finale che tutti i fan hanno trovato decisamente troppo... aperto! Alla fine dell'ultima puntata ti viene spontaneo chiedere: "PERCHE'?!" oppure "E ADESSO? VOGLIO SAPEREEE".
Amici cari e fan non demordete, più volte è stato detto da alcuni attori del cast, ma soprattutto dal grande attore protagonista Zachary Levi che è in cantiere un film che dovrà dare una degna conclusione a tutta la serie, così tanto amata dal pubblico (un po' come è successo qualche anno fa con il film di Veronica Mars, anch'esso sprovvisto di un finale degno).
Concludendo, volevo soltanto dire che per me Chuck significa amore, significa famiglia, significa mai smettere di lottare per qualcosa in cui credi, significa riporre la fiducia negli altri e non aver paura di aprire il proprio cuore e lasciarci entrare dentro qualcuno.
Mi ha insegnato che va bene essere appassionati a qualcosa, anche se si tratta di un telefilm, ad amare una serie così tanto da essere coinvolta totalmente nelle storie di ogni personaggio.
Quindi, con questo piccolo post, volevo a mio modo ringraziare tutte le grandissime persone che hanno creato e che hanno preso parte a questo telefilm, rendendo la mia vita forse un po' più magica.
Eleonora Giovannini ©
domenica 27 settembre 2015
Inside Out: non chiamatelo film per bambini
Capolavoro annunciato, il film d'animazione Pixar "Inside Out", ha conquistato indistintamente critica e pubblico alla sua prima uscita nelle sale.
Ammetto di essere andata al cinema con un po' di apprensione, perché si sa, troppa aspettativa a volte ci lascia con l'amaro in bocca; fortunatamente così non è stato. Come tutti hanno ormai detto prima di me, "Inside Out" è uno di quei film Pixar che rimarrà nella storia, insieme a "Toy Story", "Alla ricerca di Nemo" e molti altri. Tuttavia ciò che caratterizza questa pellicola, a differenza forse delle precedenti, sta nel fatto che essa ambisce ad essere apprezzata maggiormente anche da un pubblico adulto e semi adulto, raccogliendo così intorno a sé un grande numero di seguaci.
La storia è incentrata sulla crescita di Riley, undicenne che a un certo punto della sua vita quasi perfetta, si ritrova ad essere catapultata in una realtà completamente opposta a quella in cui aveva sempre vissuto, fatta di amici, divertimento e affetto genitoriale.
Questo avviene nel momento in cui la ragazzina, a causa del lavoro del padre, è costretta a trasferirsi dal Minnesota a San Francisco, città caotica e frenetica in cui ogni cosa appare grigia e spenta.
Ma c'è di più. I veri protagonisti infatti si trovano nella testa di Riley e non sono altro che le proprie emozioni: Gioia, Rabbia, Disgusto, Tristezza e Paura.
Se fino a qualche tempo prima, Gioia aveva il controllo su ogni altra emozione della nostra giovane amica, da questo momento iniziano a farsi strada anche le altre emozioni, scombinando completamente il suo modo di essere, per certi versi nuovo e insolito. Riley si troverà ad affrontare situazioni che la indurranno a provare molteplici sentimenti, diversi e contrastanti, tanto che Gioia e Tristezza finiranno per essere sepolte in una zona remota della sua mente. Perse. Col rischio di farle scomparire per sempre, lasciando il controllo della sua mente a Disgusto, Paura e Rabbia (i tipici sentimenti predominanti nella pre-adolescenza).
Vedremo le isole della personalità di Riley crollare a poco a poco, simbolo di un crollo improvviso delle certezze che fino ad allora l'avevano resa quella che era. Incompresa dai genitori, tradita dall'amicizia, consapevole di aver superato quella fase della vita in cui tutto si risolveva con una battuta o un gioco, la giovane protagonista sarà inevitabilmente costretta a crescere, a maturare e a mettersi in discussione per la prima volta.
Capirà che la sua mente inizia a ragionare in modo diverso, anche istintivo, ma allo stesso tempo la metterà di fronte alla possibilità che crescendo si possono commettere degli errori a cui prima non avevamo minimamente pensato.
Il film è una presa di coscienza sulla crescita emotiva ed intellettuale a cui ognuno di noi è andato in contro nella fase della prima giovinezza, imparando nostro malgrado a saper rinunciare a quella parte infantile di noi che ci salvava dalle difficoltà della vita. Crescendo infatti, l'emozione predominante della Gioia non ci basterà più, impareremo a far convivere le altre emozioni, compensandole una con l'altra. Tutte sono indispensabili. E questo film ce lo mostra chiaramente.
Perciò dico che non è il solito "film per bambini", perché per quanto ci siano dei momenti comici, buffi episodi e personaggi stravaganti, ha uno scopo più alto e vuole arrivare ad un pubblico più adulto, infondendogli una vena di nostalgia. Il rischio è che, appunto, un bambino non colga immediatamente il significato; tuttavia ritengo ugualmente che sia degno di essere visto anche da un pubblico molto giovane, proprio perché secondo me è un modo che hanno voluto trovare gli autori del film, per mettere dolcemente "in guardia" i bambini mostrando loro che ciò che arriveranno a provare a livello emozionale quando saranno più grandi, e di non spaventarsi perché è un processo del tutto normale e perfettamente superabile, proprio come è accaduto a Riley.
Ma "Inside Out" non si contraddistingue solo per la trama ricca di sfumature di significato, ma anche per una grafica computerizzata che incanta. Le stesse emozioni sono realizzate con un materiale che richiama la lana, cosa che credo sia difficile rendere fedelmente sullo schermo; ho amato anche come è stata realizzata la mente di Riley, ogni suo ricordo, emozione, per non parlare del modo in cui vengono realizzati i sogni!
Insomma, che dire, ormai avete capito che è un film che ho trovato geniale sotto tutti i punti di vista. Per cui, se ancora non l'avete visto, non indugiate oltre e catapultatevi al cinema!
Eleonora Giovannini ©
Ammetto di essere andata al cinema con un po' di apprensione, perché si sa, troppa aspettativa a volte ci lascia con l'amaro in bocca; fortunatamente così non è stato. Come tutti hanno ormai detto prima di me, "Inside Out" è uno di quei film Pixar che rimarrà nella storia, insieme a "Toy Story", "Alla ricerca di Nemo" e molti altri. Tuttavia ciò che caratterizza questa pellicola, a differenza forse delle precedenti, sta nel fatto che essa ambisce ad essere apprezzata maggiormente anche da un pubblico adulto e semi adulto, raccogliendo così intorno a sé un grande numero di seguaci.
La storia è incentrata sulla crescita di Riley, undicenne che a un certo punto della sua vita quasi perfetta, si ritrova ad essere catapultata in una realtà completamente opposta a quella in cui aveva sempre vissuto, fatta di amici, divertimento e affetto genitoriale.
Questo avviene nel momento in cui la ragazzina, a causa del lavoro del padre, è costretta a trasferirsi dal Minnesota a San Francisco, città caotica e frenetica in cui ogni cosa appare grigia e spenta.
Ma c'è di più. I veri protagonisti infatti si trovano nella testa di Riley e non sono altro che le proprie emozioni: Gioia, Rabbia, Disgusto, Tristezza e Paura.
Se fino a qualche tempo prima, Gioia aveva il controllo su ogni altra emozione della nostra giovane amica, da questo momento iniziano a farsi strada anche le altre emozioni, scombinando completamente il suo modo di essere, per certi versi nuovo e insolito. Riley si troverà ad affrontare situazioni che la indurranno a provare molteplici sentimenti, diversi e contrastanti, tanto che Gioia e Tristezza finiranno per essere sepolte in una zona remota della sua mente. Perse. Col rischio di farle scomparire per sempre, lasciando il controllo della sua mente a Disgusto, Paura e Rabbia (i tipici sentimenti predominanti nella pre-adolescenza).
Vedremo le isole della personalità di Riley crollare a poco a poco, simbolo di un crollo improvviso delle certezze che fino ad allora l'avevano resa quella che era. Incompresa dai genitori, tradita dall'amicizia, consapevole di aver superato quella fase della vita in cui tutto si risolveva con una battuta o un gioco, la giovane protagonista sarà inevitabilmente costretta a crescere, a maturare e a mettersi in discussione per la prima volta.
Capirà che la sua mente inizia a ragionare in modo diverso, anche istintivo, ma allo stesso tempo la metterà di fronte alla possibilità che crescendo si possono commettere degli errori a cui prima non avevamo minimamente pensato.
Il film è una presa di coscienza sulla crescita emotiva ed intellettuale a cui ognuno di noi è andato in contro nella fase della prima giovinezza, imparando nostro malgrado a saper rinunciare a quella parte infantile di noi che ci salvava dalle difficoltà della vita. Crescendo infatti, l'emozione predominante della Gioia non ci basterà più, impareremo a far convivere le altre emozioni, compensandole una con l'altra. Tutte sono indispensabili. E questo film ce lo mostra chiaramente.
Perciò dico che non è il solito "film per bambini", perché per quanto ci siano dei momenti comici, buffi episodi e personaggi stravaganti, ha uno scopo più alto e vuole arrivare ad un pubblico più adulto, infondendogli una vena di nostalgia. Il rischio è che, appunto, un bambino non colga immediatamente il significato; tuttavia ritengo ugualmente che sia degno di essere visto anche da un pubblico molto giovane, proprio perché secondo me è un modo che hanno voluto trovare gli autori del film, per mettere dolcemente "in guardia" i bambini mostrando loro che ciò che arriveranno a provare a livello emozionale quando saranno più grandi, e di non spaventarsi perché è un processo del tutto normale e perfettamente superabile, proprio come è accaduto a Riley.
Ma "Inside Out" non si contraddistingue solo per la trama ricca di sfumature di significato, ma anche per una grafica computerizzata che incanta. Le stesse emozioni sono realizzate con un materiale che richiama la lana, cosa che credo sia difficile rendere fedelmente sullo schermo; ho amato anche come è stata realizzata la mente di Riley, ogni suo ricordo, emozione, per non parlare del modo in cui vengono realizzati i sogni!
Insomma, che dire, ormai avete capito che è un film che ho trovato geniale sotto tutti i punti di vista. Per cui, se ancora non l'avete visto, non indugiate oltre e catapultatevi al cinema!
Eleonora Giovannini ©
venerdì 21 agosto 2015
La mafia uccide solo d'estate
Purtroppo sono costretta ad ammettere, che la molla che mi ha fatto scattare questa recensione, sono stati i funerali del mafioso Casamonica. Oltre la rabbia, ho provato tantissimi sentimenti di disgusto, in particolare verso gli esseri viscidi che abitano il nostro meraviglioso Paese; perché se è vero che tanti hanno reagito con indignazione a questa notizia, ce ne sono stati altrettanti a cui non ha fatto né caldo né freddo, facendo dell'ignoranza e dell'omertà il loro potente scudo.
Per questo mi trovo qui, forse nessuno leggerà questo post, forse a nessuno importerà il mio parere a riguardo, però è proprio questo il punto, se tutti noi, io in primis, stessimo in silenzio, non potrà cambiare niente. La parola è la chiave. Senza la parola siamo morti.
Ed è proprio questo uno dei temi conduttori del bellissimo film di Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif), "La mafia uccide solo d'estate" (2013): la voce. Una voce sembra che gli abitanti della Palermo degli anni '80 abbiano dimenticato.
La storia viene raccontata attraverso i ricordi d'infanzia del giovane Arturo, che si trova a dover vivere una realtà paradossalmente ambivalente, divisa tra la normale quotidianità e le numerose stragi mafiose di quel periodo. Il piccolo protagonista, a cui dovrebbe essere insegnato cosa sia la criminalità organizzata, dagli insegnanti, dai genitori, si trova invece davanti ad una multiforme omertà che lo condizionerà per gran parte della sua giovinezza.
Sarà solo grazie alla sua umanità, alla preziosa amicizia con un giovane giornalista, e al proprio senso civile che Arturo troverà le risposte giuste a tutte quelle domande che si era posto da piccolo.
Il film è una commedia drammatica che, grazie ad una forte ironia e ad avvenimenti paradossali, riesce a farci capire perfettamente come la mafia in realtà non coinvolga solo una cerchia ristretta di persone, ma anche chiunque ignori volutamente la sua esistenza e i suoi oscuri fatti.
Arturo vuole essere un po' il simbolo di tutto quei giornalisti e attivisti siciliani che sono riusciti ad uscire da questo sistema corrotto a favore della verità, verità di cui molti di loro purtroppo sono diventati vittima.
"La mafia uccide solo d'estate" è senza ombra di dubbio un grande film, poiché sa affrontare un tema così ostico e svariatamente trattato, in modo originale e sarcastico; pur mantenendo una forte drammaticità, riesce però a farci scappare diverse risate, cosa che ritengo di grande importanza.
Se avete amato "Il Testimone" e Pif stesso, non potrete non amare anche questa pellicola, sia per come vengono affrontati gli argomenti, sia per come è stata realizzata (regia, fotografia, musiche, montaggio). Inoltre vi ricordo che si è aggiudicata due David di Donatello e due Nastri d'Argento lo scorso 2014.
Per questo mi trovo qui, forse nessuno leggerà questo post, forse a nessuno importerà il mio parere a riguardo, però è proprio questo il punto, se tutti noi, io in primis, stessimo in silenzio, non potrà cambiare niente. La parola è la chiave. Senza la parola siamo morti.
Ed è proprio questo uno dei temi conduttori del bellissimo film di Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif), "La mafia uccide solo d'estate" (2013): la voce. Una voce sembra che gli abitanti della Palermo degli anni '80 abbiano dimenticato.
La storia viene raccontata attraverso i ricordi d'infanzia del giovane Arturo, che si trova a dover vivere una realtà paradossalmente ambivalente, divisa tra la normale quotidianità e le numerose stragi mafiose di quel periodo. Il piccolo protagonista, a cui dovrebbe essere insegnato cosa sia la criminalità organizzata, dagli insegnanti, dai genitori, si trova invece davanti ad una multiforme omertà che lo condizionerà per gran parte della sua giovinezza.
"Arturo: Ma la mafia ucciderà anche noi?
Padre: Tranquillo, ora siamo d'inverno.
La mafia uccide solo d'estate"
Il film è una commedia drammatica che, grazie ad una forte ironia e ad avvenimenti paradossali, riesce a farci capire perfettamente come la mafia in realtà non coinvolga solo una cerchia ristretta di persone, ma anche chiunque ignori volutamente la sua esistenza e i suoi oscuri fatti.
Arturo vuole essere un po' il simbolo di tutto quei giornalisti e attivisti siciliani che sono riusciti ad uscire da questo sistema corrotto a favore della verità, verità di cui molti di loro purtroppo sono diventati vittima.
"La mafia uccide solo d'estate" è senza ombra di dubbio un grande film, poiché sa affrontare un tema così ostico e svariatamente trattato, in modo originale e sarcastico; pur mantenendo una forte drammaticità, riesce però a farci scappare diverse risate, cosa che ritengo di grande importanza.
Se avete amato "Il Testimone" e Pif stesso, non potrete non amare anche questa pellicola, sia per come vengono affrontati gli argomenti, sia per come è stata realizzata (regia, fotografia, musiche, montaggio). Inoltre vi ricordo che si è aggiudicata due David di Donatello e due Nastri d'Argento lo scorso 2014.
la seconda che avrei dovuto insegnargli a distinguerla.”
Eleonora Giovannini ©
domenica 9 agosto 2015
Un telefilm al giorno | Mozart in the Jungle
Nonostante le vacanze estive mi abbiano tenuta lontana non poco dal mio blog, non è stato così per le serie tv che, come sempre, hanno accompagnato e accompagnano le mie nottate afose e insonni.
Questa volta voglio parlarvi di una vera e propria novità (sotto tutti i punti di vista), scoperta grazie a Sky Atlantic che la sta trasmettendo in questo periodo; credo fermamente che si possa definire LA serie dell'estate, così fresca, divertente e dinamica da essere paragonata ad un Malibu e Cola e che, per inciso, mi sta conquistando sempre di più.
Sto parlando di "Mozart in the Jungle", serie tv statunitense prodotta da Picrow per Amazon Studios, diretta e scritta da Roman Coppola, Jason Schwartzman, Paul Weitz e Alex Timbers; al momento conta una sola stagione composta da dieci episodi della durata di ventisei minuti ciascuno.
Il telefilm è ispirato da un libro di memorie dal titolo "Mozart in the Jungle: Sex, Drugs and Classical Music" del celebre oboista Blair Tindall e la sua carriera professionistica a New York.
Quello che conquista subito, è senza dubbio la trama originale, ovvero basata sul mondo della musica classica con tutti i suoi retroscena grotteschi, torbidi ma senza dubbio affascinanti. Una storia del tutto atipica se pensiamo a tutti quei telefilm che sono in voga in questo periodo; eppure, anche se non siete amanti della musica classica o della musica in genere, credetemi che questo piccolo gioiellino del piccolo schermo, saprà appassionarvi come non mai.
"Mozart in the Jungle" racconta le vicende del giovane direttore d'orchestra, Rodrigo (Gael Garcìa Bernal), che viene chiamato a dirigere la New York Orchestra, dopo il ritiro dalle scene del precedente direttore Thomas Penbridge (Malcom McDowell). Tuttavia questo comporterà una vera e propria rivoluzione all'interno dell'orchestra, fino ad allora abituata a un modo di suonare e di vivere la musica bigotto e tradizionalista. Il giovane Rodrigo è una vera e propria mina vagante, pronto a sdoganare regole e leggi ferree del mondo della musica; per lui infatti non si tratta solo di eseguire un pezzo alla perfezione, ma di interiorizzare con anima e corpo la musica stessa e di intenderla piuttosto come una magia.
Alla storia del giovane Rodrigo si affianca anche quella della giovane Hailey (Lola Kirke), oboista promettente che sogna da sempre di suonare nella New York Orchestra, e grazie all'aiuto mosso da Rodrigo tenterà con pazienza e passione, di realizzare il proprio sogno mettendosi continuamente in discussione.
Personalmente parlando, sto adorando questa serie, perché pur affrontando un tema piuttosto ostico e se vogliamo difficile da trattare, ha dei fantastici momenti comici che ci faranno amare e odiare diversi personaggi, ognuno con una introspezione psicologica profondissima e tutta da scoprire!
Non vedo l'ora che venga trasmessa la seconda stagione, perché sono sicura che verrano esplorate ancora di più le caratteristiche di ogni personaggio, oltre che a dare un seguito avvincente alla storia.
Per il momento, posso solo consigliarvelo calorosamente!
Eleonora Giovannini ©
lunedì 20 luglio 2015
The bling ring, cosa è andato storto?
Inutile girarci tanto intorno, "The bling ring", film del 2013 diretto da Sofia Coppola, è stato un vero e proprio flop, affossato senza pietà dalla critica e dal pubblico.
Dopo tanto tempo sono riuscita a vederlo anche io per la prima volta (ieri) e, a malincuore, devo dire che sono totalmente d'accordo con tutto quello che altri prima di me hanno detto riguardo questa pellicola. Come avrete già sicuramente capito, questo non è un bel film. Sinceramente mi ha delusa abbastanza, perché ho sempre pensato che Sofia Coppola fosse una regista valida (vedi film quali "Marie Antoinette" o "Lost in traslation") e quindi inutile dire che mi sarei aspettata molto, ma mooolto di più.
Credo che l'errore principale che viene fuori da questo film, sia il fatto che è tutto affrontato troppo velocemente. Dalle rapine nelle ville dei vip di Hollywood, al processo finale, alla caratterizzazione psicologica di ciascun personaggio.
La maggior parte delle volte non capiamo perché i protagonisti si comportano in quel determinato modo (tranne il protagonista maschile), sono tutti mancanti di qualcosa, così come non si capisce minimamente il contesto familiare in cui questi ragazzi vivono, o perché conducono uno stile di vita sbandato. Insomma, come avrete capito, non sappiamo cosa spinge il club del "bling ring" ad agire in quel modo; in particolare il personaggio di Rebecca, che dovrebbe essere il "capo" e che soffre palesemente del disturbo della cleptomania, che però non viene minimamente preso in considerazione.
Secondo il mio modesto parere, il tutto non si può giustificare (come invece è stato fatto nel film) con una voglia di emulazione delle celebrità, perché ripeto, anche solo questo aspetto è una sorta di disturbo comportamentale che sarebbe stato interessante indagare, soprattutto perché la storia è stata ispirata da fatti realmente accaduti, e ha coinvolto altre persone oltre Rebecca.
Altro punto a sfavore è stato indubbiamente la mancata maturità degli attori, nessuno escluso, nemmeno Emma Watson che personalmente adoro, ma che sinceramente sta volta ha proprio recitato da cani.
Credo che probabilmente non si sia troppo immedesimata nel proprio personaggio, Nicki, una stronza superficiale che nasconde la sua vera natura dietro buone azioni, ma di cui non sa assolutamente niente. Purtroppo devo ammettere che in questo ruolo mi è proprio calata, non che sia un'attrice di prima categoria, ma vi giuro che qua proprio non si può vedere.
Concludendo, mi dispiace davvero che questo film sia riuscito così male, anche perché secondo me le premesse erano più che buone, e sarebbe stato interessante indagare questo tipo di "mondo adolescenziale" un po' più da vicino.
Eleonora Giovannini ©
Dopo tanto tempo sono riuscita a vederlo anche io per la prima volta (ieri) e, a malincuore, devo dire che sono totalmente d'accordo con tutto quello che altri prima di me hanno detto riguardo questa pellicola. Come avrete già sicuramente capito, questo non è un bel film. Sinceramente mi ha delusa abbastanza, perché ho sempre pensato che Sofia Coppola fosse una regista valida (vedi film quali "Marie Antoinette" o "Lost in traslation") e quindi inutile dire che mi sarei aspettata molto, ma mooolto di più.
Credo che l'errore principale che viene fuori da questo film, sia il fatto che è tutto affrontato troppo velocemente. Dalle rapine nelle ville dei vip di Hollywood, al processo finale, alla caratterizzazione psicologica di ciascun personaggio.
La maggior parte delle volte non capiamo perché i protagonisti si comportano in quel determinato modo (tranne il protagonista maschile), sono tutti mancanti di qualcosa, così come non si capisce minimamente il contesto familiare in cui questi ragazzi vivono, o perché conducono uno stile di vita sbandato. Insomma, come avrete capito, non sappiamo cosa spinge il club del "bling ring" ad agire in quel modo; in particolare il personaggio di Rebecca, che dovrebbe essere il "capo" e che soffre palesemente del disturbo della cleptomania, che però non viene minimamente preso in considerazione.
Secondo il mio modesto parere, il tutto non si può giustificare (come invece è stato fatto nel film) con una voglia di emulazione delle celebrità, perché ripeto, anche solo questo aspetto è una sorta di disturbo comportamentale che sarebbe stato interessante indagare, soprattutto perché la storia è stata ispirata da fatti realmente accaduti, e ha coinvolto altre persone oltre Rebecca.
Altro punto a sfavore è stato indubbiamente la mancata maturità degli attori, nessuno escluso, nemmeno Emma Watson che personalmente adoro, ma che sinceramente sta volta ha proprio recitato da cani.
Credo che probabilmente non si sia troppo immedesimata nel proprio personaggio, Nicki, una stronza superficiale che nasconde la sua vera natura dietro buone azioni, ma di cui non sa assolutamente niente. Purtroppo devo ammettere che in questo ruolo mi è proprio calata, non che sia un'attrice di prima categoria, ma vi giuro che qua proprio non si può vedere.
Concludendo, mi dispiace davvero che questo film sia riuscito così male, anche perché secondo me le premesse erano più che buone, e sarebbe stato interessante indagare questo tipo di "mondo adolescenziale" un po' più da vicino.
Eleonora Giovannini ©
domenica 19 luglio 2015
Un telefilm al giorno | I segreti di Twin Peaks
Nato dalle menti geniali di David Lynch e Mark Frost, "Twin Peaks" fu senza dubbio il primo telefilm che cambiò completamente la concezione delle serie televisive; trasmesso dalla ABC dal 1990 al 1991 fu poi cancellato a causa di un calo di ascolti (vi spiegherò successivamente perché, dato che ebbe fin dalla prima puntata, un successo immediato).
Le vicende si svolgono nella fittizia cittadina montana di Twin Peaks, nello Stato di Washington e a confine con il Canada; è qui che, un giorno, viene ritrovato il corpo senza vita della giovane Laura Palmer, figlia dell'avvocato Leeland, il più illustre della città.
Per indagare sulla morte della ragazza, viene chiamato l'agente dell'FBI Dale Cooper, il quale tenterà di svelare il mistero della sua morte. Da questo momento in poi, scopriremo tuttavia che dietro il perbenismo dei cittadini di Twin Peaks, si nascondono persone che custodiscono segreti e lati oscuri; la stessa vittima, Laura Palmer, si rivelerà essere stata tutt'altro che la tipica brava ragazza americana.
Twin Peaks si caratterizza infatti per il tema del doppio, e con doppio non si intende solo la doppia faccia degli abitanti della città, ma anche della trama stessa; essa è infatti da un lato una "normale" serie tv che fa del genere giallo la propria colonna portante, dall'altro però ci è lasciato intendere che c'è ben altro; forze oscure, magia bianca e magia nera, rapimenti alieni sono tutti inseriti in modo coerente all'interno della storia, facendola risultare credibilissima.
E' una serie tv che è quasi impossibile inserire in un genere preciso, proprio per tali motivi; troverete di tutto: dal fantastico, al giallo, al dramma, alla commedia, al sentimentale. Niente viene lasciato al caso e ognuno dei personaggi è caratterizzato da una grandissima introspezione psicologica; anche quello che sembra essere il più insignificante, è tuttavia un importante tassello della storia. Inoltre, essa si pone agli antipodi delle altre serie tv americane che stavano nascendo in quel periodo, come ad esempio "Beautiful", e proprio negli episodi di "Twin Peaks" infatti, vediamo che molti dei protagonisti sono intenti a guardare di tanto in tanto una commerciale soap opera, giusto perché Lynch non ci risparmia la propria vena sarcastica.
Perché, quindi, se è stata una serie tv così di successo, che è rimasta nel cuore di tutti nonostante siano passati molti anni da quando è stata trasmessa, è stata cancellata?
Ancora una volta siamo di fronte all'ennesimo caso di incompetenza delle case di produzione americane, in questo caso della ABC. Dal momento che erano in gravi crisi finanziarie, vedendo il successo della prima stagione, i grandi capi decisero che andava rivisto lo schema della seconda stagione, decidendo così di fare alzare gli ascolti immediatamente, rivelando nelle prime puntate l'assassino di Laura Palmer, quando in realtà sia Lynch che Frost avrebbero voluto tutto il contrario.
Quello che accadde poi, fu dunque prevedibile: ovviamente gli ascolti fino all'episodio rivelatore furono un grande successo, tuttavia, dal momento che la figura dell'assassino di Laura era il cardine dell'intera serie, una volta svelato, portò ad un grande calo di ascolti, anche perché il resto delle puntate si rivelò meno avvincente del previsto.
Nonostante ciò però, ritengo che "Twin Peaks" sia uno di quei telefilm che andrebbero visti almeno una volta nella vita, soprattutto perché è stato il precursore del telefilm come lo concepiamo oggi. Sicuramente è stato di grande ispirazione per altri due grandi successi, come "Lost" e "X-Files".
Se siete amanti del mistero, rimarrete inoltre stregati dalle tinte horror che questo telefilm ha da offrire, complice senza ombra di dubbio la bellissima colonna sonora firmata da Angelo Badalamenti, di stampo jazz ma terribilmente inquietante.
Eleonora Giovannini ©
Le vicende si svolgono nella fittizia cittadina montana di Twin Peaks, nello Stato di Washington e a confine con il Canada; è qui che, un giorno, viene ritrovato il corpo senza vita della giovane Laura Palmer, figlia dell'avvocato Leeland, il più illustre della città.
Per indagare sulla morte della ragazza, viene chiamato l'agente dell'FBI Dale Cooper, il quale tenterà di svelare il mistero della sua morte. Da questo momento in poi, scopriremo tuttavia che dietro il perbenismo dei cittadini di Twin Peaks, si nascondono persone che custodiscono segreti e lati oscuri; la stessa vittima, Laura Palmer, si rivelerà essere stata tutt'altro che la tipica brava ragazza americana.
Twin Peaks si caratterizza infatti per il tema del doppio, e con doppio non si intende solo la doppia faccia degli abitanti della città, ma anche della trama stessa; essa è infatti da un lato una "normale" serie tv che fa del genere giallo la propria colonna portante, dall'altro però ci è lasciato intendere che c'è ben altro; forze oscure, magia bianca e magia nera, rapimenti alieni sono tutti inseriti in modo coerente all'interno della storia, facendola risultare credibilissima.
E' una serie tv che è quasi impossibile inserire in un genere preciso, proprio per tali motivi; troverete di tutto: dal fantastico, al giallo, al dramma, alla commedia, al sentimentale. Niente viene lasciato al caso e ognuno dei personaggi è caratterizzato da una grandissima introspezione psicologica; anche quello che sembra essere il più insignificante, è tuttavia un importante tassello della storia. Inoltre, essa si pone agli antipodi delle altre serie tv americane che stavano nascendo in quel periodo, come ad esempio "Beautiful", e proprio negli episodi di "Twin Peaks" infatti, vediamo che molti dei protagonisti sono intenti a guardare di tanto in tanto una commerciale soap opera, giusto perché Lynch non ci risparmia la propria vena sarcastica.
Perché, quindi, se è stata una serie tv così di successo, che è rimasta nel cuore di tutti nonostante siano passati molti anni da quando è stata trasmessa, è stata cancellata?
Ancora una volta siamo di fronte all'ennesimo caso di incompetenza delle case di produzione americane, in questo caso della ABC. Dal momento che erano in gravi crisi finanziarie, vedendo il successo della prima stagione, i grandi capi decisero che andava rivisto lo schema della seconda stagione, decidendo così di fare alzare gli ascolti immediatamente, rivelando nelle prime puntate l'assassino di Laura Palmer, quando in realtà sia Lynch che Frost avrebbero voluto tutto il contrario.
Quello che accadde poi, fu dunque prevedibile: ovviamente gli ascolti fino all'episodio rivelatore furono un grande successo, tuttavia, dal momento che la figura dell'assassino di Laura era il cardine dell'intera serie, una volta svelato, portò ad un grande calo di ascolti, anche perché il resto delle puntate si rivelò meno avvincente del previsto.
Nonostante ciò però, ritengo che "Twin Peaks" sia uno di quei telefilm che andrebbero visti almeno una volta nella vita, soprattutto perché è stato il precursore del telefilm come lo concepiamo oggi. Sicuramente è stato di grande ispirazione per altri due grandi successi, come "Lost" e "X-Files".
Se siete amanti del mistero, rimarrete inoltre stregati dalle tinte horror che questo telefilm ha da offrire, complice senza ombra di dubbio la bellissima colonna sonora firmata da Angelo Badalamenti, di stampo jazz ma terribilmente inquietante.
Eleonora Giovannini ©
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